TERRITORIO

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borghi e città

Armeno

Armeno è il paese più a nord della provincia di Novara, situato alle pendici del monte Mottarone a 523 m. sopra il Lago d’Orta. Il comune di Armeno, che conta circa 2200 abitanti, include anche le frazioni di Sovazza, posta su un ciglione che domina la Valle del fiume Agogna a pochi chilometri dalla sorgente del fiume stesso e Coiromonte, dal cui piazzale della chiesa di San Giovanni si può godere di un panorama indimenticabile. Caratteristica geologica di questo territorio sono gli alpeggi, che per lungo tempo hanno costituito una risorsa primaria per la zootecnia e l’allevamento, nonché per la produzione di latticini e formaggi. Il comune di Armeno offre un’ampia scelta di luoghi per l’accoglienza che permette di visitare con tranquillità le due frazioni e i siti più interessanti.

COSA VEDERE: Armeno è conosciuto come il paese degli Alberghieri perché tantissime persone sono partite da qui per esercitare questa professione in tutto il mondo. A testimonianza di ciò ad Armeno si può visitare il museo degli Alberghieri dove sono custoditi i documenti che raccontano le storia di questa tradizione.

Il monumento più importante è senz’altro la chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta che si erge lungo il viale principale. Essa è il maggior edificio religioso della zona cusiana: costruita sui resti di un antico tempietto romano, presenta un interno diviso in tre navate con poderosi pilastri e capitelli medioevali scolpiti con figure di animali. Notevole il dipinto della “Deposizione della Croce”, opera di Fermo Stella da Caravaggio del 1548 e gli affreschi tipici della tradizione artistica medioevale di Giovanni Di Campo del 1400.

Tra le dimore più illustri si trova, proprio accanto alla piazza centrale, la “Casa dei Padri” che per oltre 100 anni fu centro di formazione ed educazione degli Oblati di San Giuseppe di Asti. Oggi, dopo un accurato restauro, é un luogo di ospitalità e cultura, in particolare in occasione di seminari, corsi, convegni, mostre e momenti di studio, con i suoi ampi saloni ed il sontuoso giardino all’italiana.

Con una piacevole passeggiata di circa un’ora si può raggiungere il piccolo santuario della Madonna di Luciago, edificio di culto popolare del XVI secolo affiancato da un punto di ristoro. Ricordiamo una visita alla piccola e caratteristica frazione di Coiromonte e alla già citata chiesa di San Giovanni.

Miasino

Miasino è situato sui rilievi a pochi chilometri da Orta San Giulio. Le origini di questo paese sono antichissime, come dimostrano i ritrovamenti dell’età del ferro rinvenuti in località Campello, fra i quali un vaso in terracotta recante una epigrafe preromana con caratteri nord-etruschi e leponzi. L’importanza culturale, sociale ed economica di Miasino è testimoniata, oltre che dalle bellissime dimore storiche, anche dalla presenza, fino al XIX secolo, di un importante collegio privato per l’insegnamento di scienze umane e musica, nonché di un seminario e di un monastero fondato nel 1667.

COSA VEDERE: L’imponente e maestosa chiesa parrocchiale che domina dall’alto il paese dedicata a San Rocco di Montpelier risale al 1566. L’attuale facciata venne invece realizzata nel 1933 su progetto dell’Architetto Carlo Nigra, utilizzando il granito bianco di Alzo e la pietra di Oira. L’interno della Chiesa è ricco di opere barocche di pregevole fattura, nonché di quadri realizzati da artisti di altissimo livello, tra i quali Giorgio Bonola, Camillo Procaccini, Giuseppe Zanatta e G.B. Cantalupi.

Tra i monumenti di rilievo merita citazione Villa Nigra, splendido esempio di residenza aristocratica di campagna, tra le più belle dell’intero Cusio, con i suoi archi e le facciate affrescate. In origine Casa Martelli, la Villa è strutturata in tre nuclei di cui la parte centrale risale al tardo ‘500, Il corpo di fabbrica è del secolo successivo, mentre del ‘700 è l’ala sud, con l’arancera e la torretta, costruita su progetto dell’Architetto G.A. Martelli. Il restauro successivo venne realizzato dall’Architetto Carlo Nigra che divenne proprietario della Villa che ora porta il suo nome. Attualmente di proprietà del Comune che ne ha iniziato il restauro, nella stagione estiva è sede di mostre e concerti. In centro paese troviamo l’oratorio di Santa Maria del XVII secolo. Degne di nota sono le decorazioni novecentesche del Rinaldi, pittore di Ameno e all’interno una pregevole Natività della Madonna, attribuita a Camillo Procaccini.

Ameno

Ameno è un paese di origini antichissime. Recentemente si è rinvenuta la pavimentazione di una capanna di 3600 anni fa, con cocci e impugnature e nel 1900 numerose tombe Gallo Romane risalenti alla cultura di Golasecca e dell’età del ferro.
Ameno sorge sulla sponda orientale del Lago d’Orta in posizione collinare immerso nel verde, una condizione che già a partire dal XVIII secolo ne fece un luogo privilegiato di soggiorno. Numerose sono le ville gentilizie sorte tra il XVIII e XIX secolo che tutt’oggi si possono ammirare con visite guidate in occasione della manifestazione annuale “cortili e giardini aperti”.

COSA VEDERE: Le ville e dimore signorili: Palazzo dei Conti Tornelli, Palazzo del marchese Solaroli, villa del Conte Agazzini, Casa Cotta, Villa Obicini, Palazzo Vegezzi, Casa Pestalozza, Villa Reiser, Villa Monte Oro dei conti Tornielli che vanta un parco botanico di oltre 240.000 mq. In particolare, Casa Calderara che fu residenza del pittore Antonio Calderara, è sede di una fondazione che ospita una collezione di opere di ben 133 artisti contemporanei. La chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta edificata sopra un’antica chiesa già documentata nel 1217; nella sua forma attuale pare risalire alla seconda metà del XIV secolo.

Merita una visita anche il Santuario della Bocciola che si trova in una splendida posizione panoramica nella frazione di Vacciago. Interessanti sono le escursioni al Monte Mesma, compreso nella Riserva Naturale Speciale del Sacro Monte D’Orta, dov’è visitabile il suggestivo convento Francescano del XVII secolo, sorto sulle rovine di un castrum romano e di un castello del Comune di Novara del XIII secolo. Per chi ama passeggiare, vi sono anche due vie Crucis che si snodano lungo tutta la collina su di un sentiero in selciato.


Sulle colline delle frazioni oltre Agogna è possibile fare escursioni su sentieri segnati, verso luoghi incontaminati della natura incontrando daini, caprioli, scoiattoli, volpi e rapaci.

Bolzano Novarese

A circa 3 km da Ameno e a 4 dal Lago d’Orta troviamo il paese di Bolzano Novarese, sorto dal piccolo antico centro di “Ingravo” dove è situata l’omonima chiesa, San Martino di Ingravo, ora parte del cimitero cittadino. L’Agogna segna per intero il confine nord – est del paese.

COSA VEDERE: Girando per il paese possiamo vedere un bel lavatoio restaurato del 1910 in Via Rimembranza e un Interessante edificio a torre risalente al XV secolo. La villa Borsini Marietti vicina al centro del paese, può senza alcun dubbio essere ritenuta un gioiello in rappresentanza di un passato di gloria e nobiltà. I cortili e le arcate si aprono su di un parco con alberi secolari, specie provenienti da tutto il mondo, degradanti da una collina che si affaccia sulla Torre di Buccione e sul lago d’Orta. Visitabile in occasione di eventi e manifestazioni. La chiesa parrocchiale dedicata a San Giovanni merita una visita per gli splendidi intagli lignei del coro e del pulpito, il pregevole organo a canne costruito nel 1705 dal Gavinelli con l’imponente cantoria in noce finemente intarsiata. Degni di nota gli affreschi: il più antico del 1614 riguarda il Battistero e raffigura quattro scene della vita di San Giovanni Battista; i più recenti abbelliscono la volta e la navata centrale e sono attribuiti a Francesco Colombo. Portandoci al cimitero troviamo, come già accennato, l’antica parrocchiale di Engrevo, primo nome dell’abitato riportato in documenti del X secolo. La facciata è a capanna con unica navata. Vi sono conservati affreschi del XV e XVI secolo di Tommaso e Franscesco Cagnola.

Ogni anno nel mese di giugno Bolzano Novarese ricorda il suo passato medievale con la rievocazione storica “Alla corte sul lago”. Tra la fine di agosto e la prima settimana di settembre si svolge la festa campestre dei “Santini”.

Gozzano

Tra i paesi storicamente importanti del Novarese troviamo senz’altro Gozzano, il cui territorio, oltre ad essere attraversato dal torrente Agogna, è il primo a sud a venire lambito dalle acque del lago d’Orta. Gozzano fu la seconda enclave vescovile per importanza dopo l’isola di San Giulio. E’ qui che Giuliano, fratello del santo evangelizzatore della Riviera, si fermò per costruire la penultima chiesa eretta dai due fratelli greci.

COSA VEDERE: La maestosa basilica di San Giuliano risalente al X secolo, riedificata nel 1700 e attuale chiesa parrocchiale, conserva le spoglie del santo patrono. All’interno spiccano gli affreschi settecenteschi del l pittore Lorenzo Peracino e due teleri di Giovanni Battista Ronchelli. Posta in cima ad un colle che sovrasta il centro abitato dal quale si gode un magnifico panorama, è affiancata dall piccolo oratorio di S. Gaetano, forse antico battistero. La basilica fu incastellata nel XII secolo e fa parte del complesso monumentale a cui si accede passando sotto l’arco con la statua di San Giuliano. Il medesimo complesso comprende anche il palazzo vescovile che ospitava il principe-vescovo nella stagione estiva, il seminario e la dimora dei Comboniani. Caratteristico è il passaggio attraverso le antiche mura che si trova al termine della strada in discesa, unico punto rimasto della cinta medievale. Al di sotto del colle della basilica si trova la storica piazza di San Giuliano con quello che era il palazzo della Comunità detto Ticial e dove si tiene il mercato settimanale che ebbe inizio sin dal 919 grazie alla concessione di re Berengario.

La chiesa primigenia di Gozzano, quella costruita dal santo patrono, è l’attuale chiesa di San Lorenzo, situata in un’area verde a poca distanza dalla stazione ferroviaria, nella sua semplicità emana un alone suggestivo di mistero. I reperti archeologici rinvenuti di recente confermano che l’edificio venne ricostruito nel XII secolo sui resti di una chiesa paleo-cristiana del V secolo. Entrando dal bel porticato antistante la facciata si possono vedere alcuni pregevoli affreschi del XV secolo e l’abside, la parte più antica della chiesa. Dietro l’altare barocco si intuisce la forma di un rozzo sarcofago, quello che all’inizio custodì le spoglie di San Giuliano, prima che venissero traslate nella basilica sul colle a lui dedicata. Non lontano dal San Lorenzo si trova anche la cinquecentesca chiesa cimiteriale della Madonna del Boggio.

Al di fuori del centro abitato a nord, c’è la Chiesa di Santa Maria di Luzzara la cui forma è caratterizzata da tre absidi e dalla facciata a capanna. Gli interni sono ricoperti da affreschi del XV e XVI secolo, attribuiti alla famiglia dei Cagnola. Posizionata in una conca verde, è luogo prediletto per cerimonie e scampagnate.

Pregevoli sono le sale affrescate di palazzo Ferrari-Ardicini nel centro storico di Gozzano, dove ha sede il Municipio, all’interno del quale si può anche visitare la Gipsoteca Peppino Sacchi. Il palazzo è immerso in un bellissimo giardino dove annualmente si svolge la mostra delle camelie.

Da non dimenticare una visita al Colle della Guardia della frazione di Bugnate dal quale si può ammirare un ampio panorama comprendente il Lago d’Orta, le Alpi e le Prealpi. Per apprezzare da vicino il lago,

Spicca a poca distanza la torre di Buccione, situata all’estremità sud orientale del lago in cima ad un colle che prende il nome dalla piccola frazione di Buccione. Eretta nel XII secolo insieme alla cortina muraria rettangolare che la circonda, era una torre di avvistamento medievale posta a protezione del territorio, la cui campana veniva fatta rintoccare in caso di pericolo. Raggiungibile a piedi attraverso un sentiero, offre un panorama mozzafiato.

Gozzano offre anche un piacevole lido in frazione di Buccione, con una bella spiaggia ed un punto di ristoro. Era da questo punto che il vescovo di Novara un tempo si imbarcava per raggiungere l’isola di San Giulio, come ricordano gli stemmi vescovili dipinti sulla facciata delle case più antiche.

Soriso

Soriso si trova su un colle a 450 m. sul livello del mare e la strada che vi giunge termina al limitare del paese. Raggiungibile in auto o in corriera, è disteso sulle alture a poca distanza dal lago. Un borgo che può vantarsi di essere stato, insieme alle località di Valletta, Pianezza e Gargallo, una repubblica autonoma. Numerose sono state le concerie presenti in paese per la lavorazione del pellame che serviva alla produzione di calzature. Entrando nel piccolo borgo e percorrendo le vie che portano al centro si ha subito la sensazione di trovarsi in un luogo che visse un passato importante. Si raggiunge così piazza Umberto I, la piazza principale dove si affacciano gli edifici d’epoca del XV e XVI secolo che ricordano la sua gloriosa storia. Il periodo epico della Repubblica autonoma viene spesso ricordato dal comune di Soriso nell’ultima domenica di luglio con ricostruzioni storiche ambientate nella piazza principale del paese.

COSA VEDERE: Il palazzo della nobile famiglia Ravizza che occupa gran parte del perimetro della piazza principale Umberto I dove si trova anche l’edificio sede del Municipio. Altra costruzione di rilievo che incontriamo al centro del paese è la casa della famiglia Zucca, ricordata per aver messo in commercio il ben noto rabarbaro. Salendo da Via Vittorio Emanuele nel punto più alto del paese, giungiamo alla chiesa parrocchiale dedicata a S. Giacomo eretta nel 1400 sopra i resti di un antico castello. La chiesa raccolta in una cinta muraria, è circondata da portici da quali si gode una vista sulle alture circostanti. All’interno, nella cappella di S. Urbano, sono conservate le ossa di S. Giacomo patrono del paese. Da piazza Umberto I, seguendo una via acciottolata, ci portiamo alla chiesa di S. Maria della Gelata, il cui nome deriva dal sottile strato di ghiaccio che si forma ai piedi della piccola fontana sorgiva accanto all’edificio. Caratteristica di questo oratorio del 1600 è un affresco quattrocentesco della Vergine con Bambino di Tommaso Cagnola la cui venerazione creò un’usanza che si riallaccia alle credenze nordiche. Le madri portavano i bimbi deceduti prima del battesimo per chiedere il miracolo del repit, l’ultimo respiro per poterli battezzare. Il quadro per un lungo periodo fu coperto dalla Chiesa per evitare tale abitudine.

Vicino alla chiesa oggi si trova un grazioso ristorante dove poter sostare o organizzare cerimonie. La Casa dei Terrieri, associazione di produttori locali, offre una preziosa varietà enogastronomica.

Gargallo

Per lungo tempo affiancato storicamente a Soriso, l’abitato di Gargallo la cui nascita è molto antica, divenne feudo nel 1497 sotto il dominio di Ludovico il Moro, quando il borgo fu ricostruito dopo la guerra tra Guelfi e Ghibellini. Nel 1556 entrò a far parte della repubblica autonoma di Soriso mentre la costituzione di comune autonomo si ebbe solo nel 1816. Lo sviluppo economico del paese si dovette soprattutto alla produzione di calzature che fece di Gargallo, fino ai giorni nostri, uno dei più importanti centri calzaturieri della zona, dove nacquero alcuni dei marchi italiani più rinomati sia a livello nazionale che internazionale. Negli ultimi anni questa attività ha lentamente ceduto il posto alle numerose industrie produttrici di rubinetti grazie alle quali si è creata nel paese una vera e propria zona industriale.

COSA VEDERE: La chiesa parrocchiale di San Pietro, eretta sopra un più antico edificio del XII secolo, era probabilmente l’oratorio del castello distrutto nel 1311. Nel XVIII secolo importanti interventi le conferirono l’aspetto attuale. L’oratorio di San Michele Arcangelo è situato in zona periferica e all’interno mostra una cappella della Madonna di Lourdes e le statue di San Michele e di San Crispino protettore dei calzolai. Non lontano dal palazzo comunale è possibile visitare un luogo di conservazione della memoria locale: il Museo dei Calzolai di Gargallo. Qui si ripercorre la trasformazione dei ciabattini che nei secoli scorsi riempivano coi loro banchetti le vie del paese, in grandi imprenditori calzaturieri del Novecento.

Invorio

Reperti del 200 d.C. testimoniano l’antica origine di Invorio, citato per la prima volta in documenti del X secolo nei quali appare già divisa in due parti: Invorio Superiore e Invorio Inferiore. Solo nel 1928 le due località si uniranno in un unico comune. Con le sue frazioni di Barquedo, Invorio Superiore, Mescia, Mornerona, Orio e Talonno, il comune di Invorio si estende su un territorio boschivo in prevalenza collinare situato al confine del basso Vergante e, proprio per questo, conosciuto come “Porta del Vergante”. La sua posizione ne ha fatto per molti secoli un importante presidio visconteo.

COSA VEDERE: La torre di Invorio era parte del complesso di edifici del XII-XIII secolo costituenti il castello visconteo, distrutto nel1358 durante la guerra con il marchese del Monferrato. Attorno alla torre sussistono tratti di mura che costituivano il primitivo recinto. Nel XIV secolo fu costruita una seconda recinzione che contornava tutta la collina dove sorgeva la dimora viscontea. Di queste mura troviamo ancora un tratto a ponente, insieme alla cisterna del castello. Nell’angolo nord ovest si apre una porta d’ingresso che da accesso ad una strada che porta al maniero, mentre andando verso il paese si incontra un robusto arco d’ingresso sovrastato dallo stemma con il biscione. Secondo una leggenda nella torre fu murata viva Margherita Pusterla e ancora oggi attorno alla torre si possono sentire le sue grida.

La parrocchiale di Invorio trae origine da una chiesa esistente fin dal 1200. La sua forma attuale è dovuta ad un completo rimaneggiamento operato nel XVII secolo e da un ampliamento,su disegno di Giovanni Curioni, realizzato nel 1870. La Cappella di San Vincenzo ospita dal 1696 le spoglie del santo da cui prende nome, che furono traslate da Novara ad Invorio. La cappella più antica è quella del Santo Rosario dedicata a Maria. La Madre di Dio è particolarmente venerata ad Invorio dove al seconda domenica di ottobre le si dedica una grandiosa festa religiosa che risale a centocinquanta anni fa. L’oratorio di Santa Marta fu forse la chiesa dei primi battezzati invoriesi, edificata certamente prima dell’anno 1000. Nel 1735 venne restaurata la cappella del nome di Maria che accoglie un antico dipinto della Madonna al quale la tradizione popolare attribuiva poteri miracolosi. Ancora ai Visconti si deve l’edificazione della chiesa della Madonna del Carmine del XVII secolo, tornata al suo splendore grazie al restauro del 2001 voluto da un gruppo di volenterosi che hanno risistemato il portone d’ingresso e il piccolo campanile.

La chiesa di Talonno, dedicata a San Germano, è situata sulla sommità della collina che sovrasta il paese, in luogo soleggiato e panoramico. La parrocchiale di Invorio Superiore é intitolata a San Giacomo e risale al 1689. Sul lato sinistro della chiesa si nota la piccola cappella nella quale viene custodita la statua della Madonna della cintura. Alla stessa Beata Vergine della Cintura è dedicato il Santuario della Madonna del Castello che sorge su un monte che sovrasta l’abitato di Invorio Superiore. Fu edificato sui resti di un castello visconteo e sulle rovine della torre centrale venne costruito il presbiterio con l’elegante altare maggiore in marmo nero intarsiato.

Il monte Barro ora abbandonato, un tempo era abitato e ben coltivato. Sulla sommità di un vasto pianoro sorge Santa Maria del Barro, antica chiesa edificata sulle rovine di un castello. Il complesso del Barro era probabilmente un’abbazia, lo testimoniano le case, ora restaurate, che fiancheggiano la chiesa. Una pietra dell’abside porta la data del 1484 mentre l’altare della cappella laterale, costruito a spese del nobile sacerdote Luigi Visconti d’Aragona, risale al 1796. La chiesa fu custodita per secoli dagli eremiti del Barro ed oggi torna ai fasti di un tempo ogni 1 maggio con la Festa d’la flora, quando è tradizione ritrovarsi al pianoro che domina Invorio per una colazione all’aperto che celebra l’amore tra fidanzati, quando il cavaliere si dichiarava all’amata con un fiore.

Gattico-Veruno

Veruno e Revislate sono due borghi posti alla sommità di due colline, con la Valle della Meja che li divide, unificati nel 1784. Il torrente Meja nasce nel territorio di Gattico e si immette nell’Agogna. A loro volta Gattico e Veruno sono stati uniti in una sola comunità solo da poco tempo, a seguito di un referendum popolare. Numerosi i reperti archeologici rinvenuti in questi territori, che ne testimoniano l’antichità.

COSA VEDERE: Il mulino di Maggiate Superiore, frazione di Gattico, risale al XVII secolo ed è situato in un tranquillo angolo di campagna raggiungibile percorrendo un breve tratto di strada sterrata.
La struttura è ben conservata e dispone attualmente di una ruota in ferro che viene fatta girare dal torrente Geola. Il mulino è visitabile, contattando direttamente la famiglia Agazzini che ne detiene la proprietà fin dal 1800.

L’antica chiesa di S. Maria Assunta di Veruno ha le pareti completamente ricoperte da affreschi, su due compaiono le date del 1517 e del 1577, inoltre in uno degli affreschi che rappresentano S. Lucia e S. Agata si può notare alle loro spalle una torre e sullo sfondo la sagoma di un monte che dalle forme pare essere il Mottarone.

Il castello di Revislate, seppur rimaneggiato durante i secoli, è ancora ben visibile, mentre a Veruno se ne può osservare ancora un paramento murario a spina di pesce nell’edificio adiacente alla chiesa di S. Maria Assunta, risalente al Medioevo, molto probabilmente facente parte della residenza Bagliotti prima che fosse edificato il nuovo palazzo verso la fine del’500 su disegni dell’architetto Pellegrino Pellegrini detto il Tibaldi (attuale Villa Elisa).

I resti dell’antica pieve di S. Martino, già menzionata in una bolla del 1113 da Innocenzo II, si trovano a nord dell’abitato di Gattico ai margini di una zona boschiva. La chiesa è a tre navate con tre absidi semicircolari e sei arcate sorrette da grossi pilastri quadrati.

Briga Novarese

Briga Novarese si sviluppa ai piedi del percorso collinare del torrente Agogna, che lo bagna per un lungo tratto. Un ridente borgo adagiato a 350 m. sul l.d.m., che accoglie circa 3000 abitanti con il centro abitato posto ai piedi delle due colline che lo racchiudono. Diversi gli antichi monumenti storici che caratterizzano il paese e i ritrovamenti archeologici di età romana e preromana che testimoniano le sue antiche origini, così come il nome stesso di Briga che si riallaccia ai toponimi celtici.

COSA VEDERE: Il primo luogo che coglie l’attenzione è il colle di San Colombano con l’omonimo oratorio che svetta al di sopra del centro abitato, una meta prediletta per gite e feste campestri, facilmemente raggiungibile in macchina e a piedi con una bella passeggiata lungo il sentiero degli oratori.

L’oratorio di San Colombano fu ricostruito alla fine del 1500 sull’antica cappella romanica dei Biandrate, che qui nel XII secolo fecero erigere anche un castello fortificato con una possente torre. Sulla cima del colle si possono vedere ancora i resti delle mura e della torre sprofondati nel terreno ma tuttora di grande suggestione, specialmente ammirando il panorama che da qui si apre sulla catena del Monte Rosa.

Poco al di sopra dell’abitato incontriamo la cappella ottagonale costruita dai Brusati nel 1606, conosciuta come l’oratorio della Madonna del Motto. La particolare e raccolta forma custodisce all’interno affreschi che ricordano la pittura di Rocco Martinolio, che raffigurano gli angeli musicanti e San Martino.

Il gioiello più antico di Briga è la chiesa romanica di San Tommaso, la cui fondazione dovuta ai Pombia risalirebbe al XI secolo. Situata lungo la strada Francigena in un punto di collegamento fra i due laghi e il Vergante, alla fine del 1700 presentava ancora i resti di un antico cimitero, dove furono rinvenute tombe pre-cristiane con i loro corredi. Le pietre usate per costruire la chiesa provenivano probabilmente dall’Agogna, mentre i mattoni erano forse di origine romana. L’interno del San Tommaso racchiude un ciclo di antichissimi affreschi risalenti alla prima metà del secolo XI ad ornamento dell’abside, restaurati nel 1971.

Il giro degli oratori comprende la chiesa di San Rocco in centro paese, edificata nel 1631 a seguito di una epidemia di peste.

Poco distante si trova l’oratorio detto della Natività, intitolato alla Beata Vergine. La sua posizione al centro di due vie lo rende subito visibile all’entrata in paese. Venne ricostruito nel 1723 sul precedente più antico di cui conserva un affresco del ‘400 raffigurante la Madonna attribuito alla bottega dei Cagnola.

Accanto alla piazza principale si erge la chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista, risalente al XIII secolo e ristrutturata a fine 1500. Di pregio la fonte battesimale datata 1554, il quadro della Madonna col Bambino contenuto nella cappella dei Brusati e la bellissima glorificazione di S. Giovanni Battista che decora il centro della volta.

Sotto i portici dell’ex ufficio comunale si può accedere all’esposizione del Museo di Storia Materiale che raccoglie gli oggetti, le testimonianze e i ricordi della vita di Briga dei secoli scorsi.

Dietro all’attuale palazzo del Municipio ci accoglie il moderno Centro Polifunzionale Peppino Impastato. Fulcro del paese e punto di riferimento del territorio per eventi e incontri culturali nella sua fornitissima biblioteca, il centro offre anche una grande palestra per gli appuntamenti sportivi e sociali.

Borgomanero

Poco più a sud del Lago d’Orta, si estende per 32,36 kmq sulle rive del torrente Agogna Borgomanero, moderna cittadina dalla spiccata identità storica e culturale, che con i suoi 22,000 abitanti è il centro urbano più importante della provincia di Novara dopo il capoluogo.

Borgo franco fondato dall’episcopato di Novara attorno al 1200 per contrastare il potere dei vescovi della Riviera di San Giulio, il suo territorio conserva comunque monumenti antecedenti che testimoniamo i luoghi da dove prese vita il primitivo nucleo abitato.

Intorno al 1400 Borgomanero era un centro situato all’incrocio di importanti strade mercantili, dedito all’agricoltura e al commercio, caratteristiche che ancora oggi lo distinguono.

COSA VEDERE: La cascina della Baraggiola, antico insediamento dei Biandrate citato in un documento del 962. Qui si trova la chiesa di San Nicola del X secolo e l’antica torre di avvistamento e di difesa eretta con grosse pietre squadrate e aperture a feritoia.:

Portandoci nel centro di Borgomanero vediamo l’antica chiesa romanica di San Leonardo del secolo XII con i suoi suggestivi affreschi, questa fu la prima parrocchiale di Borgo San Leonardo, il nucleo abitato che diede origine al paese. Quando si formò il nuovo centro fortificato di Borgomanero, la chiesa rimase al di fuori delle mura sulla via Francigena, quale punto di riferimento per i viandanti. Oggi adiacente al centro storico, è visitabile su appuntamento.

In piazza Martiri, la piazza principale della cittadina, ci accoglie il simbolo di Borgomanero: la statua della Madonna eretta dai marchesi d’Este che governarono Borgomanero nel 1700. Nella piazza colpisce la maestosità della Collegiata di San Bartolomeo con gli stucchi della facciata e la torre in stile romano-gotico. Gli interni sono impreziositi dai dipinti del Morazzone.

Dalla piazza si diramano i quattro corsi principali del borgo, che distinguono i quartieri storici del centro. Una passeggiata per i corsi di Borgomanero è d’obbligo per i diversi negozi e per la vita che vi si svolge.

In corso Cavour, oltre allo storico palazzo Tornielli sede del Municipio si trova il parco di Villa Marazza, con l’importante biblioteca immersa nel verde voluta dall’ing. Achille Marazza, importante uomo politico del dopoguerra.

Corso Garibaldi si dipana in direzione nord verso il lago d’Orta, lungo la via troviamo la targa che testimonia il passaggio di Giuseppe Garibaldi a Borgomanero; al termine del corso è situato il Palazzo che fu dei marchesi d’Este, oggi scuola materna, e oltre il ponte sull’Agogna il bellissimo parco della Resistenza affiancato da torrente Agogna.

Dal ponte sull’Agogna inizia una piacevole passeggiata lungo la riva del torrente che ne costeggia un considerevole tratto. Il corso d’acqua accompagna gran parte del centro abitato ed è attraversato da diversi ponti, tra cui ricordiamo il caratteristico ponte medievale del Torrione.

Una visita alla frazione di Vergano permette di vedere il castello dei Tornielli che troneggia dal suo promontorio, mentre in località Santa Cristina possiamo ammirare la bella chiesa parrocchiale con lo splendido panorama che si apre su Borgomanero e visitare il museo etnografico La Manera, ricco di storia e tradizione.

Cureggio

Il territorio di Cureggio si estende in pianura e in collina tra i torrenti Agogna e Sizzone, alle porte di Borgomanero. Le origini di Cureggio risalgono al I° sec. A.C. e sono testimoniati da reperti fittili dell’età del ferro di un antico villaggio protoceltico della cultura di Golasecca rinvenuti sulla collina del Castellazzo. In seguito l’insediamento umano si spostò ai piedi del colle e venne fortificato dai conti di Pombia. Il castrum racchiudeva gli edifici sacri e la torre campanaria, le abitazioni e le caneve. Il battistero paleocristiano e la pieve di Santa Maria furono uno dei primi centri per la propagazione del Cristianesimo nel territorio del medio novarese; a seguito del terremoto del 1117 vennero riedificati nel XII. Oggi Cureggio è un vivace borgo di 2270 abitanti con le frazioni di Piano Rosa, Cascine Enea e Marzalesco.

COSA VEDERE: Il magnifico battistero di San Giovanni Battista in centro paese è un gioiello romanico raro che risale al V secolo d.C., all’interno si possono vedere le antiche fonti battesimali delle diverse epoche unite in un solo sito. L’edificio ha mantenuto la struttura della sua riedificazione avvenuta attorno al XII secolo. Originariamente collegato ad una basilica coeva tramite un passaggio coperto, davanti alla porta d’ingresso del battistero furono ritrovati i resti di sepolture longobarde.

Di fronte al battistero si erge la chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, riedificata nel XII secolo sopra i resti della precedente pieve e del castello dei Pombia, del quale probabilmente la torre campanaria era una torre di avvistamento. Durante i restauri della chiesa parrocchiale fu rinvenuta la stele di Cureggio del I° secolo a.C., scritta in lingua celtica con alfabeto leponzio che deriva da quello etrusco. All’interno dell’attuale chiesa si possono ammirare affreschi del ‘500 raffiguranti la Madonna col Bambino.

In frazione Marzalesco troviamo invece la chiesa della Madonna della Neve. Anch’essa è un antica chiesa romanica risalente ad un periodo compreso fra il 980 e il 1060, originariamente intitolata a San Pietro. L’aspetto romanico dell’edificio si perse nel corso dei secoli ed ora è riscontrabile solo nella torre campanaria; l’interno conserva un ciclo di affreschi di inizio 1500.

La Chiesa della frazione Cascine Enea venne probabilmente costruita intorno agli inizi del ‘600 per i fittavoli della famiglia Tornielli. La costruzione è caratterizzata dagli stucchi barocchi che ne ornano la facciata e l’interno.

La ricchezza di acque ha favorito sin dal XIII secolo la costruzione di vari mulini, alcuni dei quali sono ancora presenti nel territorio di Cureggio.

Maggiora

Il territorio di Maggiora si estende su una superficie di circa 10,67 Km quadrati ad est di Borgomanero, sulla sommità di una collina a 397 m. di altezza, attraversato alla base dal torrente Sizzone, affluente dell’Agogna. ll Comune di Maggiora ha sede in palazzo Imbrici, l’antica residenza della famiglia di mons. Imbrici che, dalla seconda metà del 1700 fece costruire anche la casa parrocchiale.

COSA VEDERE: La chiesa cimiteriale di Santa Maria Assunta, antica chiesa del primo nucleo di Muzzano che sarebbe poi diventato Maggiora. Venne riedificata e ampliata nel 1600; ricordiamo all’interno la statua lignea della Vergine opera di autore valsesiano e l’altare policromo.

L’imponente colonnato e l’ossario del cimitero sono stati progettati da Alessandro Antonelli e dal figlio, che qui riposano nella loro ultima dimora.

La chiesa parrocchiale di Santo Spirito è in stile barocco a navata unica, impreziosita da statue e stucchi ricoperti di oro zecchino. Interessanti sono le rappresentazioni di angeli che avvolgono tutto il perimetro della chiesa nella fascia sotto al cornicione, l’altare policromo, la pala d’altare di Tarquinio Grassi, il battistero di Alessandro Antonelli e le opere di Pietro Zanoli e Lorenzo Peracino. Notevole lo scurolo realizzato da Alessandro Antonelli per il copatrono S. Agapito che si trova al piano rialzato.

Della prima metà del 1600 è l‘oratorio di Santa Croce edificato per volere della famiglia Antonelli. Nello stesso periodo si realizzò anche l’oratorio di S. Antonio da Padova sopra una preesistente cappella.

Percorrendo le vie del centro storico in località Castello, si nota la caratteristica costruttiva dei ricetti, quando i nuclei abitativi venivano racchiusi da mura di protezione.

La casa che fu della famiglia di Alessandro Antonelli si trova a poca distanza dalla chiesa parrocchiale, in un caratteristico cortile ottocentesco.

Le antiche fornaci dove si cuocevano le terre di Maggiora si trovano nella località oggi chiamata Fornaci sulla via che passa davanti all’oratorio di San Rocco.

Particolarmente suggestivo il tratto del torrente Sizzone che scorre in località Balmone dove, superando un dislivello di alcuni metri, si trasforma in una cascata che crea un minuscolo lago di argilla rossa.

In località Pragiarolo una derivazione del Sizzone alimenta la roggia molinara, che ancora muove la ruota dell’ultimo mulino di Maggiora.

La pista di autocross che si trova in località Balmone è un circuito che tuttora ospita importanti gare di ogni livello, frequentemente utilizzato anche per l’allenamento e le prove.

In estate non può mancare una partecipazione ad uno degli eventi più attesi di Maggiora, il Palio dei Rioni, che per alcuni giorni tinge il paese dei quattro colori delle contrade: i verdi della Malviraa, i blu della Cavaiasca, i gialli delle Cascine e i rossi della Valeggia. Tanti giochi tradizionali e la famosa Corsa delle botti dove si sfidano le squadre femminili e maschili spingendo le grosse e pesanti botti per le vie cittadine.

Cavallirio

Cavallirio è situato alle propaggini meridionali delle colline che separano le valli del fiume Sesia e del torrente Agogna nella bassa Valsesia e dista 34 km dal capoluogo di provincia. Il territorio comunale, situato tra la pianura e la collina, è in gran parte boschivo. Un tempo centro agricolo vocato alla viticultura, oltre che alla coltivazione di mais, patate e foraggi associata all’allevamento di bestiame, è oggi un territorio che ha affiancato alle attività tradizionali quelle industriali e commerciali con la presenza di aziende che operano nel settore chimico, meccanico e tessile oltre che agroalimentare con prodotti tipici quali il vino Boca DOC e i formaggi (gorgonzola e toma).

COSA VEDERE: La Chiesa Parrocchiale, Collegiata di San Gaudenzio fu ricostruita a tre navate nei primi anni del Settecento. Custodisce altari marmorei del 1778, dello scultore Giudice, alcune tele di Andrea Miglio e un quadro del pittore Velatta di Cellio raffigurante San Gaudenzio.

Nel cantone Suloro si incontra l’antica casa parrocchiale del ‘500 abbellita dalle sue meridiane del ‘600.

In via San Rocco troviamo l’omonimo oratorio, ora di proprietà privata, risalente al 1770 quando fu innalzato per iniziativa di don Giovanni Ranzini come ex voto dopo un’epidemia.

L’Oratorio dell’Assunta fu costruito in epoca barocca nel 1616. L’interno custodisce l’altare marmoreo del 1753 e una icona lignea dorata del 1668.

In posizione dominante e strategica sopra l’abitato, si trovano i resti della Torre di Cavallirio. Si ipotizza l’esistenza di una torre antica longobarda risalente al XII secolo, che venne poi riedificata intorno al 1600. Percorrendo i sentieri del parco del Fenera che conducono nella zona della Torre, si incontrano le edicole votive delle Tre Madonnine, dipinti risalenti alla metà dell’Ottocento, che, con la chiesetta di San Germano, sono uno dei simboli di Cavallirio.

Sulle colline, nei luoghi degli antichi vigneti, si ergono i casotti della vigna: modeste strutture di uno o più locali divisi su due piani, edificati a partire dal 1800 per i lavori nei campi.

Cavallirio e il suo territorio offrono la possibilità di effettuare escursioni a piedi, in bicicletta o a cavallo lungo i sentieri del Parco del Fenera e della Riserva Naturale delle Baragge e di degustare i prodotti tipici locali direttamente dai produttori o nei due ristoranti del paese.

Romagnano Sesia

Rinvenimenti archeologici datano le origini di Romagnano Sesia ai primi secoli dell’Impero Romano. All’inizio del Mille diventa feudo dei Marchesi Romagnano e viene fondata l’importante Abbazia benedettina di San Silano. Diversi i feudi che lo governano, dai Dal Pozzo ai Borromeo, ai Ferrero e ai conti Serbelloni di Milano. Nel 1787 Romagnano è Comune autonomo. Per la sua posizione geografica la cittadina è stata interessata da importanti vicende storiche, politiche, religiose e sociali di cui il suo antico nucleo urbano medioevale custodisce importanti monumenti.

COSA VEDERE: L’attuale chiesa parrocchiale di San Silano è il risultato dell’ultimo intervento del 1800 sull’antica chiesa dell’abbazia benedettina di San Silano fondata da Bosone, figlio di Arduino IV e fratello del capostipite dei Marchesi di Romagnano. Diversi elementi architettonici si ricollegano alle strutture Carolinge, ipotizzando una fondazione del IX secolo.
All’interno, di grande pregio, oltre ad alcuni dipinti del 1500, sono l’altare comunitario e l’ambone. Il primo è costituito da un sarcofago marmoreo risalente al V secolo che anticamente custodiva le spoglie di San Silano, mentre il secondo è un cippo votivo del II-III secolo d.C. Dell’antica chiesa abbaziale resta il campanile a portico e nei pressi alcune parti di edifici che costituivano il nucleo originario benedettino: tra questi merita un cenno la nota “Cantina dei Santi.

La “Cantina dei Santi” è un locale della perduta abbazia che venne a lungo utilizzato come luogo di vinificazione. Solo il recente restauro ha permesso la lettura delle didascalie che accompagnano il prezioso e raro ciclo di affreschi del 1400 che la distingue e che narra la storia cavalleresca di re David, capo del popolo di Dio. Il locale, a cui si accede da un doppio portico medievale e settecentesco, è coperto da una volta a botte in mattoni che sovrasta i muri a ciottoli sui quali si dipanano i ventotto dipinti del racconto biblico.

Piazza Cavour o Piazza Nuova, venne ricavata con il riempimento del fossato che proteggeva il Borgo fortificato medioevale. Al centro si trova la colonna obelisco eretta nel 1732 a ricordo della rappresentazione del Venerdì Santo.

Piazza Libertà è il cuore della vita cittadina e nei secoli scorsi del borgo medievale. Su di essa si affacciano i palazzi signorili della borghesia.

Nei pressi di Piazza della Libertà, si trova la chiesa dedicata alla Madonna del Popolo di impianto quattrocentesco. All’interno si possono ammirare varie opere pittoriche di Tarquinio Grassi.

La chiesa di S. Anna al Chioso venne edificata nel 1585 all’atto della fondazione di un monastero di Cappuccini su progetto di fra Cleto da Castelletto, ideatore anche del complesso artistico del Sacro Monte di Orta.

La chiesa a navata unica di San Martino di Breclema nell’omonima località, apparteneva ad un castrum già documentato nell’XI secolo. Poco distante si trova un cascinale detto “Castellazzo” residuo di un’antica fortificazione.

Nel centro storico, la torre del Pretorio a pianta quadrata era in origine parte di un castello o di una casaforte che costituiva l’estremo angolo nordorientale di un quadrilatero fortificato. La sopraelevazione è ascrivibile alla seconda metà del XV secolo. Dal 1870 è residenza privata.

La monumentale Villa Caccia, situata su un poggio denominato Monte Cucco, era la residenza di villeggiatura dei conti Caccia di Romentino. Edificata nel 1848 su progetto dell’architetto Alessandro Antonelli, è in stile neoclassico, con un superbo parco che la circonda.

Nelle sale di Villa Caccia è stato ricavato il Museo Storico Etnografico della Bassa Valsesia, una rilevante realtà che offre diversi settori da visitare: la sezione della Civiltà Contadina, dove oltre agli oggetti agricoli si può ammirare un imponente torchio di circa 13 metri di lunghezza; la sezione della Civiltà Vitivinicola nella quale gli attrezzi e le fasi della produzione del vino si incontrano nella suggestiva Cantina della villa; la sezione dedicata ai Mestieri, che presenta molteplici lavori maschili e femminili attraverso oggetti d’uso quotidiano e una raccolta di fotografie storiche. Particolarmente curate le ricostruzioni di ambienti di vita domestica e sociale come la scuola e l’osteria.

Il ponte medievale con le sue tre arcate visibili lungo la strada verso la Valsesia sono testimonianza di una grande struttura del XII secolo, destinata a collegare Romagnano con Gattinara attraversando il fiume Sesia, e utilizzata per il transito fino al 1223, anno in cui venne distrutta. Le tre arcate sono conosciute anche con il nome di “Porte dei diavoli” o “Porte dei peccati”.

La riserva naturale delle Baragge offre scorci spettacolari tra l’estate e l’autunno: allo sfolgorante e diffuso colore dorato dell’erba si alternano macchie rosa, tipiche del brugo. Dal punto di vista escursionistico, le Baragge presentano numerosi e facili sentieri e stradine sterrate percorribili a cavallo o in mountain bike.

Ghemme

Cittadina di 3500 abitanti il cui territorio ha restituito reperti in selce risalenti al Neolitico. La sua posizione ai piedi delle colline e lungo la direttrice che collega Novara alla Valsesia la rese un importante centro in epoca romana, citato sulla lapide conservata nella chiesa parrocchiale di Sizzano col termine “abitanti del pagus di Ghemme”, luogo di culto pagano riconvertito al cristianesimo.

Partendo dal bellissimo Ricetto-Castello di Ghemme si può iniziare un percorso storico e culturale che offre anche spunti di alta enogastronomia. Rilevanti inoltre i percorsi naturalistici con il panorama sul Rosa, i boschi e le vigne sulle colline, il ghiaiato lungo la Sesia e le strade campestri.

COSA VEDERE: ll Castello-Ricetto di Ghemme si presenta come un vero e proprio borgo fortificato, su un’area rettangolare di 12.000 mq con una strada centrale che si dirama in vicoli, ed è uno dei meglio conservati del Piemonte. Sorge a nord-ovest del paese, fiancheggiato a ponente dal corso della Roggia Mora, sul lato di Piazza Castello si trova l’accesso con ponte levatoio mentre sul lato sud ovest si può vedere l’unica torre cilindrica rimasta. Le case e le antiche cantine che si affacciano lungo i vicoli sembrano aver fermato il tempo al 1467, quando Galeazzo Maria Sforza, Duca di Milano, abitò queste contrade nel corso delle trattative per la Pace con i Savoia, nota come la “Pace di Ghemme”. Le case di maggior pregio avevano pareti affrescate: uno degli affreschi più noti è la splendida “Deposizione” del XV secolo conservata presso i Musei Civici di Novara.

Su un colle che domina il paese, in direzione Cavaglio d’Agogna, sorge il castello cinquecentesco di Cavenago che conserva tre dei quattro torrioni angolari originari e un antico pozzo a ruota. Nel corso del ‘600 fu trasformato in residenza di campagna della famiglia milanese Cavenaghi ed in seguito del marchese Ferdinando Allevi. Sussiste uno splendido piccolo oratorio, completamente affrescato nel ‘700, dedicato a S. Rosa da Lima. Nella struttura castella ha sede un rinomato agriturismo.

La chiesa parrocchiale di Maria Assunta che sorge in piazza Antonelli fu eretta a partire dal 1666 e completata a metà Settecento. Di particolare pregio l’altare maggiore in marmo policromo progettato da Benedetto Alfieri, la grandiosa tela dietro al coro di Giuseppe Antonio Pianca; gli affreschi di Giovanni Antonio De Groot e dei pittori valsesiani Perracino, un Cristo quattrocentesco e, nell’attiguo oratorio della confraternita di S. Marta, affreschi del 1543 di Giulio da Milano.

La parrocchiale custodisce lo scurolo realizzato dall’architetto ghemmese Alessandro Antonelli per le reliquie della Beata Panacea, che riposa in un sacello sollevato da terra come in una scena teatrale. Lo scurolo è adornato da dodici colonne disposte circolarmente che sostengono la cupola.

II piccolo oratorio di San Fabiano, situato sulla strada che dal centro porta alla collina, fu edificato nel 1681. Conserva un grande affresco quattrocentesco della primitiva cappella raffigurante una Crocifissione con Santi, attribuita al pittore Bartolonus.

La chiesa di S. Rocco del 1630 si trova di fronte al torrione d’ingresso del Ricetto Castello. Di particolare pregio una tela del Perracino con Madonna e Santi francescani, il prezioso altare ligneo in radica di noce, ed il tronetto processionale disegnato dall’Antonelli.

Una lapide di marmo posta sulla antica Casa Caccioni ricorda la nascita a Ghemme di Alessandro Antonelli. Fu posta dall’Amministrazione comunale nel primo anniversario della morte a ricordo perenne.

II Giardino Gianoli rappresenta un tipico esempio di giardino all’italiana dall’Ottocento; da ricordare la serra a la torre belvedere in stile neogotico recentemente ristrutturata, oltre alla bella fontana in marmo. Fu realizzato dai Gianoli, originari della Valsesia, importanti impresari impegnati nei lavori pubblici. II parco pubblico ospita un palco coperto per le manifestazioni teatrali e musicali.

Sizzano

Sizzano sorge ai piedi di dolci colline degradanti verso il fiume Sesia, lungo la strada che conduce in Valsesia, a 22 chilometri da Novara. Il territorio del comune di Sizzano conta circa 1500 abitanti ed è attraversato dal torrente Strona e dalla Roggia Mora. Diversi i reperti archeologici importanti che dimostrano la sua origine di insediamento romano.

COSA VEDERE: La chiesa Parrocchiale di San Vittore sorge nel centro storico ed ha origini molto antiche. Già citata in documenti del 1000, fu la basilica pievana attorno alla quale nacque il castello-ricetto di Sizzano. Tuttora attorniata dalle case dell’antico castrum, ha conservato la massiccia torre campanaria tardomedievale, dopo la ricostruzione del XVII secolo. All’interno si possono vedere pregevoli altari marmorei in stile barocco, di cui il più imponente è quello della Madonna del Rosario. Recenti restauri hanno rivelato che la chiesa di San Vittore fu eretta al di sopra di edifici romani preesistenti. Vi si conservano due importanti lastre di marmo incise con epigrafi romane e paleocristiane risalenti al I e al al II secolo d.C.

Dell’antico ricetto risalente al XII secolo rimane un suggestivo scorcio di case che ruotano attorno alla chiesa parrocchiale di San Vittore. Dalle antiche mappe catastali superstiti si ha la visione dell’area che il castello occupò fino alle demolizioni avvenute intorno al 1870 per far posto al sagrato e alla piazza del paese. Il castello aveva una struttura ad anello irregolare, con unico accesso a occidente dalla torre del XV secolo, circondata da un fossato pieno d’acqua; la chiesa occupava il centro del castello, mentre gli edifici abitativi erano disposti a raggiera.

I tre accessi al borgo furono affidati alla protezione celeste mediante la costruzione di tre luoghi sacri: Santa Maria a settentrione, San Grato a occidente e San Rocco a meridione.

Il piccolo santuario di Santa Maria si trova in centro paese. Le feritoie e la bifora rimandano a un edificio di linee romaniche, databile al XII-XIII secolo. Trattandosi del primo edificio sacro che si incontrava entrando in paese da settentrione, sulla sua facciata fu eseguito un grande dipinto.

L’oratorio di San Grato, oggi sconsacrato e in parte demolito, venne edificato presso il ponte sulla Mora, e svolgeva il duplice compito di vigilare l’accesso del villaggio e di offrire riparo e sosta ai numerosi viandanti.

La bellissima tenuta settecentesca di palazzo Caccia, situata all’imbocco del paese a destra della statale dalla Valsesia provenendo da Fara Novarese, comprende la villa padronale e due ali di edifici rustici destinati ai fattori, la vasta area verde un tempo giardino all’italiana. La struttura venne edificata dal conte Gerolamo Caccia di Camiano, Fiscale di Sua Maestà il Re di Spagna, passò quindi ai Trivulzio di Milano ed alla nobile famiglia di Rovasenda.
Del complesso fa parte anche l’oratorio di San Rocco eretto per voto dei sizzanesi durante la peste del 1630; la facciata dell’oratorio è ornata da eleganti affreschi.

Di fronte al Municipio si trova Palazzo Gibellini edificato nel settecento dal conte Luigi Tornielli Boniperti Rho di Lozzolo, con l’unito oratorio privato dei Santi Luigi e Filippo; nella seconda metà dell’ottocento passò ai conti Gibellini.

Lungo la via centrale del paese si innalza il palazzo ottocentesco di stile neoclassico dei marchesi Tornielli di Borgolavezzaro. Attraverso i cancelli in ferro battuto si può vedere una parte del bel giardino all’italiana, adorno di statue e fontane in pietra, che si apre dietro al palazzo. Le cantine di palazzo Tornielli custodiscono un grande torchio ligneo a peso, eseguito dal falegname locale Borsotti nella prima metà dell’Ottocento.

La cappella della Bergamina è la più recente costruita dalla popolazione di Sizzano, in ringraziamento per la fine del secondo conflitto mondiale, per il quale Sizzano pagò un tributo di vite umane. La cascina Bergamina nascosta in un avvallamento presso il corso dello Strona diede riparo alla resistenza partigiana e per questo venne eretta la cappella già nell’aprile del 1945: la statua della Madonnina della Pace, scolpita in marmo di Candoglia dallo scultore Malerba della Fabbrica del Duomo di Milano viene festeggiata la prima domenica di agosto.

Fara Novarese

Ai piedi dei colli novaresi, con i suoi 2000 abitanti, si estende il comune di Fara Novarese, antico insediamento longobardo che da sempre trae la sua maggior ricchezza dall’agricoltura e dalla produzione vitivinicola. Caratterizzano il profilo del paese due castelli e diverse dimore storiche. Il nome di Fara Novarese si riferisce chiaramente ai centri longobardi delle “fare” ma nacque comunque sopra un precedente insediamento romano, di cui si sono rinvenuti importanti reperti archeologici. Anticamente il paese si distendeva sulla collina, fu verso la metà del XVI secolo che gli abitanti si spostarono in pianura attorno alla chiesa dei SS. Fabiano e Sebastiano.

COSA VEDERE: Quando la popolazione si spostò a valle, sulla collina rimase la vecchia chiesa Parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo presso il cimitero, citata in documenti del 1157 e databile al 1075. La facciata si presenta ancora originale con il suo campanile e l’interno conserva un ciclo di affreschi del XV secolo.

La chiesa Parrocchiale dei Santi Fabiano e Sebastiano, è stata costruita nel 1600, su progetto del frate cappuccino Cleto da Castelletto Ticino. La facciata a capanna è preceduta da un portico sorretto da sei colonne in granito mentre l’interno a tre navate è stato dipinto nel 1800 da Paolo Maggi e conserva lo scurolo con le reliquie di San Damiano, patrono di Fara.

All’uscita della parrocchiale ci dirigiamo verso il motto del Castello Vecchio (Castrum Vetus) eretto dai conti di Biandrate nel 1200, che si erge proprio al di sopra del centro abitato. L’aspetto è di un fortilizio a pianta quadrata con un torrione centrale. Attualmente è stato trasformato in residenza signorile.

Costeggiando il muraglione del castello arriviamo in una delle vie più pittoresche del borgo, la lunga Via Cavour. La strada acciottolata scende dolcemente in modo sinuoso delimitata da una serie di edifici antichi, dai tratti medievali, caratterizzati da caldi colori pastello, dal giallo al color albicocca, dall’ocra al rosa antico.

Lungo la dorsale collinare si trova invece il Castello Nuovo (o Castrum Superior), la cui presenza viene attestata dal 1450. Il complesso è formato da un’ala meridionale più antica e da una settentrionale di recente costruzione e comprende la nota Casa di Cura I Cedri.

In via Gallarini, nel cortile di casa Contini-Dessilani, si trova un’urna in granito, usata da tempo immemorabile come abbeveratoio. Secondo l’epigrafe scolpita sul sarcofago romano si tratta dell’urna funeraria di un sacerdote imperiale che commerciava in generi agricoli, risalente al II secolo d. C.

In centro paese, troviamo l’antico mulino sulla Roggia Molinara, con la sua vecchia macina e la piccola cascata. Una volta sede della Società di Mutuo Soccorso, è ora proprietà del comune che l’ha piacevolmente ristrutturato.

Briona

Il territorio di Briona con le sue frazioni venne prescelto, sin dai tempi più antichi, per l’insediamento umano, testimoniato dai ritrovamenti dell’Eneolitico e dalle necropoli rinvenute nella frazione di San Bernardino. Il comune di Briona conta 1240 abitanti e si estende a circa 17 chilometri da Novara, immerso tra la campagna e le colline novaresi. un borgo il cui fascino si intreccia con la storia dei suoi castelli e la preziosità dei suoi ricchi affreschi.

COSA VEDERE: La frazione di Proh (luogo pietroso) sorge ai piedi della collina che scende dalla Valsesia verso Novara e fu nel 949 una importante pieve. Qui si trovano l’antica chiesa di San Silvestro che fu la cappella del castrum dei Biandrate dell’XI secolo, di cui si vedono i resti della cinta e della torre.

A breve distanza sorge il grazioso castello di Proh, eretto come “luogo di delizie” da Francesco Sforza, Duca di Milano, nella seconda metà del 1400, come recita la lapide all’ingresso. Sorge isolato in pianura, ai piedi di una collina boscosa: l’impianto è rettangolare, con due torri tonde agli spigoli, lungo tutto il perimetro corrono le canditoie decorate con il tipico motivo a denti di sega dei castelli sforzeschi. Degli affreschi che lo ornavano resta un trittico della Madonna col Bambino e uno con lo stemma dei Cattaneo sulla torre.

Presso il corso della roggia Mora, si trova il ponte medievale a schiena di mulo che era l’antico transito delle popolazioni locali e il luogo di riscossione delle gabelle e dei dazi.

La frazione di San Bernardino è invece un punto di riferimento tra i più importanti per la civiltà celtica. Nel 1864 vi si rinvenne una stele con iscrizione in alfabeto nord-etrusco e in lingua celtica e nel 1918 una necropoli dell’età del ferro in parte ancora visibile. Gli studi testimoniano una fervente attività commerciale dei celti Vertacomori con gli Etruschi e le genti del Mediterraneo.

Ciò che distingue il borgo di Briona è il castello che spicca al di sopra dell’abitato. Una prima costruzione appartenente ai conti di Biandrate è documentata dal 1140; nel 1300 divenne possesso dei Visconti e subì il saccheggio di Albert Sterz. Nel 1449 Francesco Sforza donò ai Tornielli il feudo di Briona e nel 1486 venne eretta la fortezza che oggi ancora vediamo. Il castello fu abitato nel 1597 da Giovan Battista Caccia detto “Il Caccetta” che sposò Antonia Tornielli, reo di molti delitti fu giustiziato a Milano nel 1609 e probabilmente ispirò il Don Rodrigo dei Promessi Sposi.

L’antica chiesa di Sant’Alessandro si trova al cimitero e fu la prima parrocchiale di Briona. Sulla facciata si possono vedere pregevoli frammenti di affreschi della fine del duecento: una crocifissione e un San Cristoforo. L’interno della chiesa di Sant’Alessandro, pur essendo disadorno, colpisce per i bellissimi cicli di affreschi, in particolare attribuiti a Luca de Campo e Daniele De Bosis e risalenti alla seconda metà del 1400. Molto particolare l’affresco su una colonna entrando a destra, dove è raffigurata una Madonna del Latte, l’unica risalente al 1300, le cui fattezze ricordano lo stile pittorico toscano di Giotto. Durante i lavori di consolidamento sono affiorate tombe paleocristiane del V Sec..

Al centro dell’abitato di Briona, in Piazza Solaroli, si trova la Chiesa Parrocchiale Madonna della Neve, bellissima chiesa gotica, molto rimaneggiata. La chiesa cominciò a funzionare da parrocchiale intorno ai primi decenni del 1500, lasciando la chiesa di Sant’Alessandro a solo edificio cimiteriale. Durante i secoli molti furono gli interventi che interessarono questo monumento. Sono visibili molti dei numerosi e preziosi affreschi dei sec. XV, XVI che decoravano le pareti interne, altri restano nascosti sotto la calce superficiale ma stanno venendo alla luce grazie ad attente fasi di restauro tuttora in corso.

Nel centro di Briona, in direzione del cimitero, si trova l’oratorio campestre di San Bernardo, detto della Mora perchè situato sulla via antica che portava in Valsesia, prima del ponte che attraversa la Roggia Mora. Il raccolto interno presenta un superbo esempio di pittura di gusto francese della seconda metà del’ 400. Gli affreschi della Madonna del Latte dietro l’altare sono opera di pittore anonimo, mentre quelli della volta a botte con i dodici profeti e delle pareti laterali con i vari Santi sono un raffinato esempio di pittura tardogotica del 1463, opera di Giovanni e Luca De Campo. Notevole una delle prime raffigurazioni di San Gaudenzio, primo vescovo di Novara.

In località Orcetto, frazione San Bernardino di Briona, sorge l’oratorio campestre dedicato a Sant’Antonio Abate, che è da ritenersi edificato probabilmente tra la fine del XIV secolo. L’edificio ad aula unica, di piccole dimensioni, ha gli interni totalmente affrescati con dipinti del Quattrocento riferibili alla mano di Tommaso Cagnola, senza escludere l’apporto della sua bottega.

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